I mulini

La forte presenza dell'acqua ha fatto sorgere nella Valle dello Jato numerosi Mulini che, attivi fino ai primi del 900, si erano affermati nella zona, come primiera industria della molitura. È noto, ad esempio, come fin dall'antichità essi fossero a servizio dell'Arcivescovado di Monreale.

 

Si ricordano: Il Mulino del Principe. È così chiamato perché fu costruito per iniziativa dal Principe di Camporeale. È il più bel mulino presente nella zona. È caratterizzato dalla condotta sostenuta da arcate ogivali, forse di datazione precedente rispetto allo stesso mulino.

 

La sua struttura è a martello ed è stato costruito con pietra squadrata, (ai lati), e pietra informe mista tufo (il resto dell'edificio). Sono visibili talune catene in ferro che hanno lo scopo di trattenere la struttura stessa. All'interno sono ancora intatte differenti (due da macina e una da pulitura).

 

Il Mulino della Chiusa. Esso sfruttava le acque provenienti dal vallone Procura, dove un piccolo sbarramento innalzava l'acqua fino alla condotta. L'acqua arrivava sopra il mulino, in una botte di carico e, tramite una condotta verticale, acquistava pressione. Dopo, essa attraversava una cannella in dislivello da dove, per caduta, riceveva la spinta necessaria per mettere in moto la turbina che, poi, attraverso un albero trasferiva il movimento alle macine. Rimangono a testimonianza, dell'antica funzione, la condotta idrica, il garraffo, la turbina e la cannella.

 

Il Quarto mulino. Di questo mulino rimangono e sono visibili la botte di carico; la condotta che si biforca in due parti che servivano una per macinare il grano e l'altra per muovere le macchine di un pastificio; la ruota porta-cinghia che serviva per muovere i macchinari e, infine, una macchina utile a separare la farina dalla crusca.

 

Il Mulino della Provvidenza. Risalente alla fine del 1880, ha la tipica struttura a martello. Funzionava con gli stessi principi del Mulino della Chiusa.