Le masserie

Nel folto della vegetazione, coperte ormai da un paesaggio estremamente
rigoglioso, le Masserie degli antichi Feudi Jato, Traversa, Dammusi e Chiusa lasciano, appena, trasparire le antiche vestigia quando erano, cioè, spazi costruiti intorno al Baglio, in cui, un tempo, vivevano i lavoratori dei campi, alla dipendenza dei Signori. Nelle Masserie erano raccolti gli attrezzi di lavoro, e conservati i prodotti agricoli e caseari; vi erano le stalle per gli animali e le case dei contadini ed anche una Cappella consacrata, a testimonianza del fatto che uomini e donne svolgevano la loro esistenza interamente all'interno di essa.


La Masseria Jato si trova in prossimità della contrada Vaccaio e del fiume
Jato. Accanto vi sono una Torre cilindrica ed il Mulino più antico della zona. Esso è già menzionato nel 1182, in un documento (Rollo) che tratta dei confini delle terre concesse da Guglielmo II il Buono, Re normanno al Monastero di S. Maria La Nuova, da lui fondato.

 

La Masseria Traversa è ubicata nell'omonima contrada. Il feudo Traversa
apparteneva alla Camperia del Balletto. Le Camperie erano giurisdizioni istituite dall'Arcivescovado di Monreale ed erano gestite dal campiere.


La Masseria Dammusi. Il feudo Dammusi è particolarmente importante per San Giuseppe Jato. In questo feudo, infatti, incide il Casale dei Gesuiti che fu trasformato dal principe Giuseppe Beccadelli nella sua residenza estiva. Da ciò la sua denominazione di "Casa del Principe". All'interno vi è, anche, la Cappella con lo stemma dei Gesuiti. L'edificio è stato costruito in epoche differenti; la parte più antica è l'ala ovest che sorge sulla roccia.


La Masseria Chiusa. Il feudo aveva comode case, vigne e giardino; acque abbondanti, due mulini ed una cartiera che conobbe il suo splendore soprattutto nell'800. La carta la si otteneva macerando gli stracci. Talune di queste Masserie recuperate e ristrutturate sono divenute sede di richiestissimi agriturismo.