Antica città di Jato

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Sul pianoro del Monte Jato, fiorì la greca Jaitas, su un insediamento assai antico, le cui origini si fanno risalire, comunemente, alle popolazioni sicanoelime della Sicilia occidentale (I millennio a. C.).

 

La prima fonte storica, anche se contestata o rifiutata, è quella di Tucidide il quale fa cenno dell'occupazione della città da parte di Gilippo, durante il suo cammino verso Siracusa.

 

Nel 340 a.C. essa è menzionata, a proposito di un agguato teso dai Cartaginesi ai soldati mercenari di Eutimo di Leucade.

 

Il periodo più florido si data intorno al 300 a. C., quando si rinsaldano i rapporti che legano gli indigeni abitanti sul Monte Jato ai Greci, tant'è che taluni si essi si trasferiscono nella Valle, dando vita ad un proficuo modello di coabitazione. Poi, ai Greci subentrarono i Romani, i quali, successivamente, la annoverarono tra le città "stipendiarie" della Sicilia. Nel 71 a. C. Jaitas fu vittima delle vessazioni e ruberie di Caio Verre, allora pro-rettore in Sicilia.

 

Dopo l'età romana, è attestata anche, seppure poco documentata, una fase di vita in età bizantina, a cui mise fine la conquista araba della Sicilia iniziata nell'827. Le fonti e i documenti di età normanna attestano che la presenza musulmana a Giato (nome della città in età arabo-normanna) era molto forte. La città, in quel periodo, era abitata da tredicimila famiglie musulmane. Durante la dominazione normanna, Giato (Catù) conobbe uno splendido momento di benessere economico come lo si evince dalle parole di Ibn Idrisi nel suo "Libro di Ruggero" e dal famoso documento latino-arabo del 1182, detto Rollo, con cui Guglielmo II donava appunto a S. Maria Nuova di Monreale i territori di Jato (Magna Divisa Jati), Corleone e Calatrasi.

 

Poi, la dominazione sveva segna, senza dubbio, la città musulmana negativamente portandola, prima, alla ribellione (1243) e, poi, alla sconfitta (1246) ad opera dell'Imperatore Federico II.

 

Distrutta Giato, i suoi abitanti furono deportati a Lucera, in Puglia. La sopravvivenza di toponimi arabi, nella Valle dello Jato, dimostra, comunque, che nonostante l'estirpazione la presenza arabo- musulmana, nella zona, perdurò a lungo.