Le feste

Tempo quotidiano e tempo festivo sono i due poli che segnano per una Comunità rispettivamente il momento del lavoro e quello del divertimento. La Festa, spesso, si lega al Rito ed al sentimento religioso della Gente, perché recupera e ripropone cerimonialmente accadimenti per essa ritenuti importanti e significativi.

 

Così la più importante festa di San Giuseppe Jato è quella che si lega al Pellegrinaggio fatto in onore della Madonna della Provvidenza, all'omonimo Santuario (il 21 luglio di ogni anno). Tale festività è legata al ritrovamento di un dipinto, in ardesia grigia, raffigurante una "Madonna con Bambino", rinvenuto il 21 luglio 1784 in località Dammusi, da tale Onofrio Zorba, un contadino di Borgetto. Dice la leggenda che, mentre Onofrio dormiva sull'aia, dopo la mietitura del grano, insieme ad altri suoi compaesani e ad alcuni contadini di San Giuseppe Jato, gli sia apparsa la Madonna indicandogli il luogo dove era sepolta la sua immagine. Scoperto il quadro, pare sia nato tra i presenti una disputa su chi dovesse custodirlo. Tradizione vuole che Onofrio Zorba abbia avuto l'ispirazione di metterlo su un carro trainato dai buoi, con la convinzione che sarebbe stata la stessa Vergine a scegliere la sua strada. E così fu: difatti, i buoi scelsero la via di San Giuseppe Jato, fermandosi davanti alla casa del principe Beccadelli, dove venne eretta una chiesa per accogliere la sacra immagine. (Chiesa della Provvidenza).

 

Oggi il quadro della Madonna della Provvidenza, eletta Patrona di San Giuseppe Jato, è conservato nella Madrice. I fedeli, a tempo debito, per devozione, lo portano ogni anno in processione al Santuario eretto nell'ex feudo Dammusi, per poi, al termine del rituale, ricondurlo nuovamente nella chiesa che lo custodisce fino all'anno successivo, quando si ripeteranno le manifestazioni celebrative.

 

Alla Madonna della Provvidenza si lega, anche, un importante ciclo che si svolge il 13, 14, 15 agosto con manifestazioni a carattere religioso ma, anche, di tipo profano. Al tempo della festività di mezzo agosto, le Comunità legano una sorta di festa del Ringraziamento per i raccolti abbondanti, già ottenuti ma, anche, di propiziazione per il ben futuro dare sia dei campi sia degli armenti.

 

A San Giuseppe Jato i riti per la Patrona Maria SS. della Provvidenza, che durano più giorni, si connotano per una imponente sfilata di cavalli (13 agosto) ed una altrettanto importante fiera zootecnica (15 agosto).

 

Altra festa di antica tradizione è quella di San Giuseppe, risalente, con molta probabilità, ai primi anni di vita del paese. In essa sono manifeste le implicazioni socio-economiche, dal momento che il fatto più caratteristico del rituale è la preparazione, come ex voto, di un banchetto rituale in cui si appronta una grande varietà di pietanze da offrire ai poveri del paese. Una tale preparazione, in un ambiente rurale notoriamente parco e parsimonioso, segna tramite la distribuzione una simbolica offerta di ricchezza per tutti. Destinatari dell'azione simbolica sono i "Virgineddi", che sono tre bambini scelti per impersonare i componenti della Sacra Famiglia, che nel rito richiama l'importanza sociale della istituzione. La consumazione del pasto, ricco di varietà e sapori, è preceduto da funzioni religiose e da una sorta di recita a mo' di cantilena, il cui testo è stato, di recente, ripreso. Tale recitazione sanciva la sacralità dell'ingresso dei tre "Vergineddi" nella casa dove è preparato il banchetto, un luogo dove è, di norma, anche addobbato un altare in onore di San Giuseppe, che è Santo verso il quale i Sangiuseppesi nutrono una forte devozione.

 

La dimensione religiosa e festiva degli abitanti era vissuta, un tempo, attraverso altri due eventi oggi assai meno praticati: la festa di San Calogero (prima domenica di agosto); e la Festa di S. Cosmo (secondo lunedì dopo la Pentecoste). La processione era caratterizzata dalla presenza di fedeli su carri agricoli provenienti anche dai paesi vicini e dalla presenza di cavalieri su animali parati con ricche bardature e grossi campanelli, che, con assordante rastuono, facevano la spola tra il Santo e la Chiesa, luogo di culto, per deporvi tutto il ben di Dio che i devoti offrivano per ex voto: enormi ceri votivi, danari, ma anche pani di varia foggia; la Festa di S. Cosimo si celebrava sul Santuario del Monte Jato, a partire dalle prime ore del mattino. Sulla spianata antistante la chiesa, numerosi venditori ambulanti, con le loro bancarelle offrivano dolciumi, ceci e semi abbrustoliti, giocattoli per i bimbi. Presenti anche le "baracche" con il cibo: insaccati, pane, vino ed altro, per una scampagnata allietata da canti e danze, fino a pomeriggio inoltrato.

 

Altro momento di sentita festività è quello che si riconnette al Ciclo Pasquale, al Giovedì Santo con i Sepolcri addobbati nelle chiese; il Venerdì Santo con la Processione delle Confraternite e la rappresentazione dal Calvario arricchito da scene storiche: la domenica di Pasqua con "'u ncontru" tra Gesù Risorto e l'Addolorata che, ritrovando il Figlio perduto, smette il mantello nero. Facendo eco ad un'antica tradizione, a Pasqua si consumano taluni piatti tradizionali: le lasagne, l'agnello e la onnipresente cassata, il dolce di primavera, squisita per la ricotta che è un ingrediente assolutamente locale, di cui è assai rinomata la produzione.